Comincia sempre così: ti procuri una telapulisci la tavolozza e la guarnisci tutt'intorno di colori ad olio spremuti da tubi e tubetti e sai che il quadro a questo punto è già tutto lì, sul tavolo, anche se in forma cremosa e caotica. Spetta a te fare ordine ma sai che sul quel pezzo di legno sagomato si trova già tutto il cielo che ti serve.  Ma non un cielo qualsiasi; su quella tavolozza, se saprai cercare bene, troveraiproprio quel cielo che hai in mente e che hai  visto il giorno primasovrastare bianco e un po' opprimente l'ignaro paesaggio di campagna sottostante

Sai che, se saprai cercare bene, sulla tua tavolozza, in forma di noce di colore leggermente avvolta su sè stessa, giace inconsapevole il legno della sedia su cui siede il soggetto da ritrarre. 

Rispetto a quella tela bianca, dunque, ti senti incalzare, senti che presto dovrai fare il primo passo, dovrai sporcarla, cominciare adialogare con essa. Dovrai renderla uno specchio di modo che essa accolga tutto l'essere tuo (in qualunque forma esso voglia rivelarsi) e ne restituisca un'immagine autentica e indiscutibile.

Comprendi che nell'arte IO non esiste; che IO è solo un tramite. Dunque aspetti di dimenticarti di te stesso, aspetti di riuscire a mettere da parte le tue paure, le tue incertezze. Aspetti che il flusso ti travolga, di sentirti rapire. Aspetti e ancora aspetti, finché...